L’essenzialità di Enzo Mari

Focus Designer
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E’ considerato tra i più grandi teorici del design italiano a livello mondiale,  tra le sue opere spicca “Autoprogettazione”, un progetto-provocazione, in cui a partire da un unico kit di materiali è possibile realizzare tante cose diverse,   secondo la creatività di ognuno, una sedia, un armadio, un tavolo, un letto e altro; un’occasione di diventare auto-costruttori, di riconnetterci all’esperienza diretta del costruire e, da questa, di ri-comprendere l’ambiente che ci circonda.

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Ha realizzato oltre 2000 oggetti per le maggiori aziende italiane di design come Alessi, Artemide, Danese e Olivetti. Uno dei più interessanti e famosi è il vassoio Putrella, ottenuto da un unico pezzo di trave a T in acciaio (una putrella, appunto), piegato sui lati corti. Materiale rozzo, impiegato nei cantieri e tipico nel mondo industriale, Putrella campeggia adesso negli eleganti salotti di tutto il mondo.

La vena polemica di Mari si esprime nel rifiuto del retaggio formale di un gusto prevalente che trovava ancora i suoi modelli in un’immagine di arredo borghese di sapore ottocentesco, da un lato, e di gusto minoritario che richiedeva nuove forme da bruciare e le scopriva nel “manierismo del moderno”. I progetti rigorosi, precisi, coerenti di Mari si trovarono a confrontarsi con un contesto economico e sociale fortemente connotato, ma improntato a una cultura formale resa incerta dalla sovrapposizione delle tradizioni culturali e dei sistemi linguistici.

Danese_putrella_watchindesignNella sedia Soft-Soft (1971) la priorità al basso costo determina la scelta di un sistema economico, consolidato, accessibile. A sua volta la tecnologia del tondino di ferro elettrosaldato suggerisce la scelta della struttura portante come sistema organizzato per anelli chiusi, solidali tra loro, prefabbricabili in serie. Il progetto prevede la riduzione ai minimi termini degli elementi che possono garantire la stabilità al sistema. La parte che appartiene  filosoficamente all’atto del sedersi, ricondotta all’immagine essenziale del cuscino, appare come sospesa su una struttura leggera e sottilissima, che disegna la sua trama irregolare, ma geometricamente ineccepibile, nello spazio. Gli anelli di ferro, seguono un ordine che trova nelle singole funzioni statiche le sue ragioni. EnzoMari-sofsof_w300

La trama degli anelli, tutti strutturalmente indispensabili, finisce per costituire i piani di appoggio. Il carattere astratto e la geometria delle unità di costruzione, gli anelli in tondino di ferro, si ricompongono nel programma di aggregazione delle parti in una forma definitiva e riconoscibile di sedia. Con questa struttura coerente ed essenziale, Mari dimostra di saper costruire, in una logica di economia produttiva di matrice industriale, una sedia che ripercorre invece un’immagine di comfort che solitamente appartiene alla tipologia delle sedie “prodotte artigianalmente”.

Nel Frate, tavolo progettato nel 1973, straordinario archetipo di tavolo, il problema è posto in termini di struttura. Il tavolo viene ricondotto, attraverso un processo di riduzione, a pochi elementi essenziali. La struttura statica, basata sullo schema del triangolo in quanto sistema equilibrato di forze. Il piano trasparente, come uno schermo, ne scopre il sistema di relazioni, perfettamente comprensibile nella sua chiarezza, quasi un invito a visionare l’esattezza del programma di costruzione.

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EnzoMari-sediadisegno_w300La proposta per un’autoprogettazione del 1973  è, per molti versi, un gesto esasperato a fronte dei condizionamenti del consumo. Mari realizza diciannove modellini e un libretto con le istruzioni affinché ciascuno possa acquistare i dati essenziali del costruire. Dalla prefazione: “Un progetto per la realizzazione di mobili con semplici assemblaggi di tavole grezze e chiodi da parte di chi li utilizzerà. Una tecnica elementare perché ognuno possa porsi di fronte alla produzione attuale con capacità critica. ( Chiunque, ad esclusione di industrie e commercianti, potrà utilizzare questi disegni per realizzare da sé. L’autore spera che questa operazione possa rimanere in divenire; e chiede a quanti costruiranno questi mobili, ed in particolare loro varianti, di inviare le foto presso il suo studio, in piazzale Baracca, 10 Milano).

EnzoMari-sedia_w300Il brano che segue, dedicato ai bambini, è tratto dalla sua biografia “25 modi per piantare un chiodo”, a cura di Barbara Casavecchia – Mondadori, Milano 2011.

Il mondo salvato dai bambini

Nel concludere il racconto delle speranze che hanno accompagnato la mia vita sento il bisogno di tornare al punto di partenza. Cioè ai bambini e alla loro conquista del mondo da zero, e al processo prassi-teoria, che mi sembra l’unica base possibile per dare inizio a quel “ripensamento” che ci potrebbe salvare dal disastro.
Come mai quei piccoli geni che a due anni avrebbero dovuto vincere il Nobel da adulti sembrano aver perso la capacità innata di un approccio omnicomprensivo? Perché tutto l’insegnamento, diretto e indiretto, li ha portati ad addestrarsi solo in un singolo frammento, utile al proprio ruolo sociale, ma che ha fatto perdere loro di vista la soglia globale. (…) Oggi il sistema che ci permette di guardare e descrivere il mondo, dalla materia alla flora e alla fauna, alle religioni e relazioni sociali, si è stratificato in maniera ultra complessa.
Si è affermato un metodo basato sull’accumulo interminabile di dati e nozioni, quando invece il problema sta nel capire quali sono le cose essenziali e quali no, traendone le debite conclusioni e facendo passi avanti.(…)
Se nei primissimi anni di vita il bambino riesce a conquistare il mondo senza farsi condizionare dalle norme già consolidate, forse dovremmo cercare di azzerare una buona fetta per ripartire dalle origini. Per esempio, domandandoci se i sistemi cui ci affidiamo da secoli sono così efficienti, o se invece producono effetti caotici, entropici, in conflitto tra loro.(…)

Non mi stancherò mai di ripetere che questo non è solo un tema da addetti ai lavori. Occorre riappropriarsi della capacità individuale di fare progetti. Perché progettare è come navigare. Si impara a farlo seguendo la linea della costa e tenendola come riferimento, ma sognando di attraversare l’oceano è probabile che qualcuno scopra una nuova rotta.


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